Andando per monasteri. Romania – 2000

La vita sul fine del secolo scorso in Romania era qualcosa di completamente diverso da ora, anche se è passato solo poco più di un decennio. Nell’agosto del 1998 mi trovavo a lavorare al monastero di Sfintul Mina, pochi chilometri a sud di Falticeni, insieme ad un gruppo di volontari provenienti da tutto il mondo. Alloggiavamo al villaggio di Manolea, una dozzina di chilometri di sterrato dal monastero, uno dei tanti villaggi dove non c’era illuminazione pubblica o strade asfaltate e l’acqua si prendeva dal pozzo.

Per telefonare a casa, una volta la settimana, andavo in autostop a Falticeni, al posto di telefono pubblico, dove una centralinista mi dava la connessione con l’Italia. Il fatto è che, non essendoci mezzi pubblici, partivo al mattino di sabato e rischiavo di tornare la domenica e dormire all’addiaccio se non trovavo un passaggio.

Ma questa non è la mia storia, questa è la storia del monastero di Sfintul Mina, a sud di Falticeni, e delle straordinarie persone che lo hanno costruito. Sembra che un primo monastero esistesse qui in tempi antichi, di fatto un monastero fu eretto negli anni trenta e distrutto in periodo bellico. Poi vennero gli anni del socialismo e si tentò di ricostruire il monastero, il regime però non vedeva di buon occhio la cosa e, nonostante le pressioni popolari – molto forti – l’edificio venne nuovamente distrutto. A fine anno ’90, caduto definitivamente Ceausescu, un manipolo di frati tornò sul luogo e cominciò a ricostruire il monastero, per la terza volta nel giro poco più di cinquant’anni. Uno di loro, di cui non ricordo purtroppo il nome, il frate più anziano, andava a costruire il monastero per la terza volta nella sua vita.

Ho lavorato qui nel 1998. Due anni dopo, in viaggio in Romania in auto, decisi di passare a trovare Frate Evloghie, il priore del monastero. Era agosto, ero in viaggio con la mia fidanzata di allora e avevamo tempo, così chiesi a Frate Evloghie se aveva bisogno di una mano. La risposta fu pronta: occorre andare con un’auto a prendere 200 litri di Palinca a nord ovest, in un viaggio di due giorni, nella casa dove vivono i genitori del frate. E così siamo partiti, quattro giorni sulle strade di montagna del nord a bordo di una fiat Uno italiana, in quattro, con frate Evloghie e un amico rumeno di Falticeni; “missione per conto di Dio”, portare al monastero 200 litri di grappa palinca, la moneta con cui vengono rimborsati i volontari che lavorano alla costruzione.

Il tempo nelle campagne della Romania a cavallo del duemila era fermo all’ottocento, gli ultimi chilometri prima di arrivare alla casa dei genitori del frate non si potevano percorrere in auto, c’era un guado che si poteva fare solo a cavallo, così ci vennero a prendere e lasciammo l’auto lungo la strada. C’era la gioia del frate nel rivedere la propria famiglia, l’ospitalità meravigliosa di queste terre, il fuoco acceso la sera e gli animali che pascolavano intorno la fattoria su una collina dopo il bosco.

Sono tornato nel 2008 a Sfintul Mina, ero in viaggio dalla Lituania a bordo di una Zaz 968 che adesso gira con targa italiana tra Pavia e Milano. Il monastero era quasi terminato, bellissimo, con la chiesa affrescata internamente con un Cristo Pantocratore dai colori vivi. Volevo salutare Frate Evloghie e lo trovai invecchiato e malato nella casa dei frati. A stento mi riconosceva, mi disse che aveva una brutta malattia, e che era arrabbiato. Era furioso perché sentiva di non poter portare a termine per poco il suo lavoro, ho l’impressione che la rabbia fosse proprio verso quel Dio a cui aveva dedicato la vita.

Ho trovato le immagini del monastero adesso sulla rete. E’ finito. Io sogno che dentro vi sia ancora frate Evloghie con le sue damigiane di palinca che ride e scherza dopo una giornata passata al fiume a raccogliere i sassi per costruire la sua chiesa.

 

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