Una breve storia di lunedì

img_20170213_175110937Questa è la breve storia di un lunedì sera, serata ridotta, che inizia e finisce circolarmente, con la piazza grande di Locarno e un forte singhiozzo.

In realtà la scrivo su un taccuino dal punto più lontano raggiunto a Locarno rispetto alla piazza grande, un banalissimo Old Wild West davanti alla stazione ferroviaria dove servono hamburger e patatine surgelate dentro a pane surgelato.

Ad essere onesto stavo cercando un altro luogo, un ristorante all’interno della stazione che doveva essere il massimo in quanto a piatti semplici ed economici del territorio. Ma al posto dello stellato (per tripadvisor) luogo, si trova solamente un fetido bar con cucina aperta fino alle 1,30 di notte – cosi recita la scritta – nelle intenzioni, fino alle 16,30 nella realtà. Ora mi chiedo veramente se esistano paesi al mondo dove una cucina chiude alle 16.30……

Così mi sono ritrovato con una birra in mano e nessuna prospettiva di cibo e non ho trovato nulla di meglio da fare che attraversare la strada e rifugiarmi in questa squallida catena finto americana. Ma almeno qui il personale è cortese. E tollera il mio insopportabile singhiozzo, che mi porto dietro da stamattina, senza avere ancora capito il motivo.

Sono uscito dall’albergo di Locarno e mi sono trovato direttamente in piazza grande, era l’imbrunire di una bellissima giornata di lavoro in cantiere dopo un lungo periodo di inattività forzata: finalmente di nuovo freddo, polvere, colori e terra; finalmente nel luogo dove mi sento vivo. Mi trovavo in quella sensazione di stupida freschezza, curiosa e indagatoria. Così mi sono fermato ad osservare la piazza. È bellissima. È fredda. È elegante. È spoglia. È vuota.

L’ho osservata molto attentamente, non ho ben chiaro quale sia il problema, certo è che questa piazza mente: non è quello che vuole fare credere di essere. Sa di menzogna fino dall’inizio, neppure le rotaie al centro sono credibili, cimelio sperduto di qualcosa che non sembra neanche mai passato di qui. Mi sento come a Pechino, quando osservavo gli hutong artificiali, costruiti in cemento armato su copia dei vecchi. Praticamente l’equivalente di una bambola gonfiabile a letto.

Non mi piacciono le bambole gonfiabili, non sopporto neppure le tette rifatte, figuriamoci…. In questa piazza c’è qualcosa che non va. In tutta la Svizzera c’è qualcosa che non va: Dove sono finite le imperfezioni? Sono loro che creano una storia, sono loro che esaltano la bellezza. Sono arrivato in questo posto un po’ pensieroso, ne ho guadagnato il ritorno del singhiozzo, punizione divina per la superbia, e un locale squallido dove l’imperfezione regna sovrana.

Ma questa è solo una piccola storia circolare per ingannare il tempo un lunedì sera freddo, per cui, terminata la birra, me ne tornerò in piazza grande, dove devo necessariamente passare per andare al mio hotel. Forse tutto mi sembrerà diverso. Forse anche il singhiozzo se ne andrà. Sono contento di questa giornata, che mi ha portato a riflettere su piazza grande a Locarno, molto meglio del Tg alla televisione o del solito aperitivo nel solito posto.

La birra è finita e anche l’anello di questa storia sta per chiudersi. Fuori è una serata senza stelle, e io sono rimasto senza franchi, ma anche senza singhiozzo. Tutto torna alla perfezione stasera.

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