I vulcani Noiorosi – 2010

Silenzio, vago odore di petrolio nell’aria, chilometri di strada tra le colline senza anime vive attorno: i Vulcani Noiorosi sono un lembo di terra isolato dal mondo.
Romania Meridionale, non troppo lontano dai giacimenti petroliferi di Ploiesti, siamo a 12 Km da Berca, nel distretto di Buzau, davanti a quelli che i locali chiamano “Le porte dell’Inferno”.
Niente steccati nè sbarre, solo un parcheggio in terra battuta, un fienile e una casa da cui inizia il sentiero che porta ai vulcani di fango. Dopo aver visitato le cittadine termali del sud della Romania e le miniere di sale sembra cosi strano non trovare anima viva in un posto così bello. Leggo che le leggende locali hanno sempre tenuto alla larga gli abitanti locali da questo luogo e, in effetti, i cartelli nuovi e luccicanti che lo indicano contrastano non poco con il deserto che incontriamo all’arrivo.
Poco sviluppati in altezza – il più alto misura solo qualche metro – i vulcani sono delle piccole colline a forma di cono create dalle emanazioni di gas proveniente da 3000 metri sotto il livello del suolo. Il gas, mescolato a sali e al fango, emerge sotto forma di bolle e raggiunge la superficie ormai freddo, andando a solidificarsi sui bordi o scivolando a valle e creando piccoli canyon colorati.


C’è un silenzio surreale, rotto dal saltuario gorgogliare di una bolla che sale in superficie. Camminiamo tra piccoli vulcani e pozze del diametro di uno o due metri, stando attenti a non avvicinarci troppo al bordo fangoso. Non c’è vegetazione intorno, il suolo salino non permette che crescano alberi, solo in lontananza se ne erge uno sulla cima di una collina verde, mentre all’orizzonte le montagne salgono perdendosi in toni azzurri come nello sfondo di un quadro di Leonardo. Sembra di osservare un mondo in miniatura dall’alto, una terra vergine in cui l’uomo non ha messo piede: troviamo piccoli oceani con onde che sfumano sui toni dell’ocra e della nocciola, canyon solcati da fiumi di colore grigio azzurro, deserti di rocce e di terra piani e  cascate di fango da monti color terra di Siena. E’ un microcosmo molto esteso in cui perdersi a seguire i vari rami, che poi improvvisamente spariscono nel suolo o rimangono a seccare.

Scendendo dai vulcani incontro Sorin, il guardiano dei vulcani, non ufficiale a quanto racconta, solo una persona che ha deciso di vivere da solo, con la sua cagnolina, ai piedi dei vulcani.
Ci fermiamo per la notte presso lo spiazzo, montiamo la tenda e scaldiamo una cena semplice. Sorin si unisce a noi e racconta del luogo, della sua particolarità e delle sue leggende. Mentre tramonta il sole ci fa osservare come le nuvole si siano in effetti disposte a cerchi concentrici attorno alla zona dei vulcani, i cerchi prendono un colore rosso intenso e si disperdono in maniera informe allontanandosi dal centro della zona vulcanica.
Questo luogo è diventata riserva naturale, biologica e geologica allo stesso tempo, un parco non recintato, dove pero’ ci sono progetti di costruzione di un grosso centro turistico del quale non sembra dispiacersi: ancora una volta l’idea di progresso è collegata a costruzioni, bar e cemento a quanto pare. Solo nei giorni successivi trovero’ in rete il progetto, mostruoso, ma già in quei momenti pensavo a quanto fosse assurdo costruire in un luogo ancora così incontaminato, mentre il fuoco scoppiettava e scendeva piano una notte assolutamente priva di rumori, di uccelli o di animali notturni.

La notte scoppia una tempesta improvvisa e fortissima, la peggiore di tutto il viaggio, nonostante al tramonto nulla lo facesse presagire. Un vento forte misto a pioggia battente sradica la tenda e siamo costretti a rifugiarci nel fienile, nuovo e protetto da un solido portone in ferro. Dormiamo comunque con piacere mentre fuori il vento fischia e la pioggia batte sul tetto.

Al mattino il sole splende nuovamente come se nulla fosse accaduto. Mentre la moka si scalda sul fornelletto, in lontanza Sorin fissa gradini per la prima parte del sentiero. In lontanza passa un carretto con i cavalli e arriva una macchina con una famiglia.  Penso che qualcosa di magico, in effetti, questo luogo lo ha per davvero.
Chissà se qualcuno se ne renderà conto e riusciranno a conservarlo così com’è.

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